Nuovi passi contri il caporalato: arrestati in Chianti i titolari di un’azienda vinicola

Il caporalato è una piaga diffusa in gran parte d’Italia, grazie anche alla disponibilità di manodopera a costo bassissimo, proveniente spesso dall’Africa o da zone del mondo caratterizzate da guerre e carestie.

La notizia

Non si arresta la diffusione del caporalato, con sfruttamento di manodopera proveniente da paesi extraeuropei. È quanto emerso dall’inchiesta della procura di Prato, che ha portato all’esecuzione di undici misure di custodia cautelare, che riguardano sia coloro che effettivamente procuravano la manodopera all’estero, sia coloro che la sfruttavano nelle loro aziende.

I titolari di un’azienda agricola

Da quanto risulta i titolari dell’Azienda agricola Coli spa erano partecipanti attivi nelle operazioni di procacciamento di manodopera proveniente da paesi dell’area mediterranea, al di fuori della Comunità Europea. Tale manodopera veniva poi utilizzata direttamente nei campi dell’azienda agricola, per lavori di bassa manovalanza, con salari al di sotto delle soglie minime necessarie per la sopravvivenza.

Un’indagine durata mesi

L’indagine che è sfociata negli avvisi di custodia è partita da un esposto alla procura di Prato effettuato da due extracomunitari originari dell’Africa, sfuggiti alle maglie dell’organizzazione. Nel corso dell’indagine sono stati effettuati diversi sopralluoghi, sia nella provincia di Prato, sia in quelle di Modena e Perugia. Insieme con i titolari dell’azienda Coli spa sono stati posti agli arresti domiciliari anche dei cittadini pakistani; si tratta di una vera e propria banda, con a capo tale Tariq Sikander, che si occupava del reperimento di manodopera a basso costo soprattutto nei paesi africani.

Le ipotesi di reato

I reati contestati al gruppo di pakistani riguardano essenzialmente l’introduzione in Italia di persone provenienti da paesi extraeuropei, con metodologie del tutto illecite. Per i titolari dell’azienda agricola Coli spa si connotano anche altri tipi di reato, quali la truffa aggravata, l’interramento di rifiuti speciali, la frode, l’emissione di fatture false e l’ostacolo alle indagini. L’azienda agricola infatti ha negli anni ricevuto ingenti quote sotto forma di erogazioni pubbliche da parte degli enti che stimolano lo sviluppo dell’agricoltura in tutta la Comunità Europea.

I numeri

Nell’azienda agricola Coli spa sono stati impiegati circa 50 braccianti entrati in Italia in modo illecito; sembra però che l’organizzazione abbia introdotto nel nostro paese, e anche nel resto d’Europa, varie decine di persone, per poi sfruttarle utilizzando in lavori usuranti e spesso non pagati. Tale pratica è ormai una vera e propria piaga in tutto il paese.

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