La Cina e la rivoluzione del calcio

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La rivoluzione del calcio mondiale si chiama Cina. Il campionato cinese è diventato una lega professionistica solo nel 1994, ma l’attuale Super League è nata nel 2004 e sin dalle prime edizioni sono stati investiti in modo esponenziale tantissimi milioni, fino alle attuali cifre folli che hanno portato fior di campioni oltre la Grande Muraglia. Vagonate di yuan per calciatori e allenatori strapagati, che hanno creato un effetto domino sui tornei del Vecchio Continente. Il fautore di questo piano a medio-lungo termine è Xi Jinping, il presidente della Repubblica popolare cinese, appassionato di calcio, che ha pensato a un investimento di ben 850 miliardi di euro per diffondere la dottrina nel Paese, con migliaia di centri sportivi e scuole calcio.

L’obiettivo è uno: vincere i mondiali di calcio entro i prossimi 15-20 anni, una meta che i commentaristi e i bookmakers che stilano i pronostici delle scommesse bet365 considerano comunque estremamente difficile da raggiungere in così poco tempo. Chiaramente per attirare i cinesi a inseguire il sogno calcistico occorre creare appetito, acquistando i migliori giocatori di tutto il mondo a suon di milioni. Sono stati conclusi grandi affari fino a oggi, con un escalation che ha portato in Cina campioni del calibro di Oscar, acquistato dallo Shanghai Sipg per 63 milioni di dollari dal Chelsea, con un ingaggio di 25 a stagione. O come l’ex bianconero Tevez, che era tornato in patria per amore e nostalgia, ma che dopo un solo anno non ha resistito al richiamo dei soldoni: acquistato dal Greenland Shanghai grazie a un contratto triennale di oltre 20 milioni di dollari a stagione;

Altro acquisto folle è quello dello Shandong Luneng Taishan che ha ingaggiato, all’indomani di Euro 2016, l’italiano Graziano Pellè, offrendogli 15 milioni di euro a stagione; il Tianjin Quanjian, allenato da Fabio Cannavaro, ha invece strappato il belga Axel Witsel alla Juventus, garantendogli 18 milioni di euro all’anno. La lista è molto lunga ancora, da Lavezzi con i suoi 20 mln annui, all’ex romanista Gervinho– per lui 150 mila euro a gol, tra i bonus garantiti- o il brasiliano Hulk pagato allo Zenit San Pietroburgo 47 mln di euro.

C’è però chi pensa che il bello debba ancora arrivare. Dopo l’ondata di spese pazze, il prossimo step della federazione cinese dovrebbe essere l’ingresso nella Super League di un vero Top Player, uno tra i primi calciatori al mondo. Quando si parla di certi profili, il riferimento è chiaro: Messi, Cristiano Ronaldo, Neymar, Suarez o chissà quale tra gli assi delle più forti squadre del mondo. Uno che sposti gli equilibri degli sponsor mondiali, più di quanto abbiano già fatto i vari Tevez, Jackson Martinez o Hulk. Potrebbe essere solo una questione di tempo e se le voci di cifre pazzesche si concretizzassero, i 100 milioni annui di ingaggio che l’Hebei Fortune garantirebbe a Messi sono destinati a portare a casa in Cina il piede sinistro più forte del pianeta.

Tutto molto bello se non fosse che, secondo il Financial Times, questa massiccia fuga di capitali all’estero stia iniziando a destare preoccupazioni ai piani alti del Governo cinese. L’intervento dell’Amministrazione governativa potrebbe dunque bloccare il fenomeno. L’allarme è suonato nei palazzi del governo centrale di Pechino, che adesso vorrebbe dire stop alle spese pazze, tanto da pensare a un tetto sugli ingaggi dei giocatori e sui milioni messi sul piatto dai club per i trasferimenti, definiti irrazionali. Se alle parole seguiranno i fatti, niente Messi o CR7 dunque, ma l’ondata di trasferimenti non si fermerà di sicuro.

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